Paura di mettersi in gioco? Come dare scacco matto alla paura

Spesso ci capita di sentirci bloccati, nella vita o in una situazione, abbiamo paura di metterci in gioco, non sappiamo che mossa fare, ma perché? E come uscirne?
A proposito di gioco, vorrei utilizzarne uno e fare una partita insieme a voi. Dalla grande scatola dei giochi dell’umanità scelgo gli scacchi, mi permetterete è il più antico, e 1500 anni di partite credo abbiano dato un po’ di saggezza a questo noioso, lento e matematicamente spietato gioco.
Giocatori: 2, noi e la paura.
Contenuto: scacchiera, pezzi, mosse, tempo.
Regole: vince chi dà scacco matto al re avversario.
Vorrei ora giocare questa partita insieme a voi, ed essendo noi degli scacchisti dobbiamo riflettere sulle mosse da fare volta per volta.
Iniziamo con una prima riflessione mentre aspettiamo che il nostro avversario si sieda dall’altra parte del tavolo: la scacchiera è il campo da gioco nel quale rappresentiamo la nostra situazione problematica: un capolavoro ipnotico di quadrati bianchi e neri, sui quali disponiamo nello stesso ordine davanti a noi e contro di noi gli strumenti che useremo per disfarci della nostra paura. I pezzi della scacchiera infatti rappresentano noi stessi, le nostre parti, le nostre risorse con le quali facciamo mosse, scelte.
Quello che vediamo in altre parole siamo noi di fronte ad uno specchio, e questa è una buona notizia. Non possiamo perdere. Nel caso peggiore, potremo sempre darci un’altra opportunità per rigiocare, dal momento che tutto questo dipende solo da noi e non da qualcun altro.
Ora che siamo più tranquilli, che non ne va della vita o della morte, inizia la partita.
ATTACCARE O DIFENDERCI?
Sapendo che ciò con cui ci misuriamo sono le nostre paure, che strategia ci conviene scegliere? Attaccare o difenderci?
Ricordiamoci che dall’altra parte troviamo il più grande avversario che potremo mai avere nella vita, noi. Per cui, essere avventati, agire sulla base di un impulso, di un’emozione, equivale a cadere nel tranello delle nostre paure, essere agitati da emozioni che non comprendiamo può portarci a quello che negli scacchi viene chiamato matto del barbiere: una trappola in cui incappano i principianti, i quali lasciando scoperto il Re, avventandosi precipitosamente verso il centro della scacchiera finiscono per perdere la partita in poche mosse.
D’altra parte nemmeno l’arrocco sembra la mossa migliore. Scegliere la strategia di nascondere il re lontano dalla sua posizione dietro ad una torre equivale psicologicamente a rifugiarci come delle principesse dentro alla grande torre, in cui nessuno può venire a salvarci. Questa torre rappresenta tutte le nostre difese, le nostre scuse, i nostri “lo farò dopo”, “non è il momento”, “forse non sono pronto” “hanno ragione gli altri”, “non sono capace”, insomma, tutte le nostre seghe mentali. Le nostre difese ci danno sicurezza, certo, o non si chiamerebbero così, ma allo scopo del gioco, e del nostro obiettivo forse non ci sono così utili. Ricordiamoci che dobbiamo dare scacco alle nostre paure, non subirlo.
Avere paura è sano, è sintomo del fatto che stiamo giocando la partita giusta. Ma questa paura va guardata in faccia, senza nascondersi dietro noi stessi e i nostri più saldi e impenetrabili meccanismi difensivi, le nostre resistenze, né senza agire d’impulso, buttando all’aria un’occasione di crescita enorme.
Quindi che fare? In medio stat virtus dicevano i latini, la virtù sta nel mezzo, nel centro, in tutti i sensi nel nostro caso.
PRENDERE IL CENTRO
La strategia migliore forse è quella che viene consigliata dagli esperti: prendere il centro della scacchiera. Sì, il centro della scacchiera. È noto infatti che per avvantaggiarsi è necessario conquistare il centro, come in tutte le cose da lì si potrà avere una visione lucida, chiara, sentire di avere la padronanza della situazione.
Pensate alla paura che avete in questo momento e domandatevi: sono in grado di vedere correttamente? Ho occhi per vedere? Il mio sguardo è quello di un re nascosto nella torre o di un pedone sacrificabile che corre due mosse più avanti di tutti senza sapere dove sta andando?
Il mio primo consiglio è di fermarsi ed osservarsi, come se doveste osservare la scacchiera. Come abbiamo visto è il campo da gioco, rappresenta la nostra situazione. Per affrontare un problema per prima cosa devo vederlo. Dove mi trovo? In un angolino o al centro della scacchiera?
Riassumendo, non è difficile conquistare il centro, basta semplicemente non fare mosse avventate, non serve voler strafare cadendo nella trappola delle nostre emozioni, né nascondersi dietro le nostre paure, ma una mossa alla volta, passo dopo passo avanzare.
Il buon scacchista pensa sempre cinque mosse avanti. Il grande scacchista ne pensa una sola, ma è sempre quella giusta.
PAURA DI VINCERE
Conosciamo tutti la paura del fallimento. Un’angosciante sensazione che ci contorce lo stomaco e ci fa sentire piccoli e sbagliati. Ma il fallimento è un processo evolutivo naturale, secondo voi un albero smette di crescere se le sue radici trovano una pietra nel loro percorso? O trova un’altra strada o si irrobustisce a tal punto da spostare l’ostacolo. Abbiamo tutti davanti agli occhi l’immagine del cemento perforato dalla forza della crescita dell’albero. Così siamo noi esseri umani, siamo animati dalla stessa spinta vitale. I problemi infatti sono solo occasioni di crescita, sono il sintomo che stiamo diventando più grandi del problema, se in questo momento della vita lo abbiamo è perché possiamo risolverlo, possiamo attraversare una porta.
È un problema solo se c’è la soluzione.
Torniamo agli scacchi. Sapete che lo stallo è un modo per perdere la partita? Lo stallo è l’essere bloccati nel loop infinito di uno stesso movimento di “avanti-indietro” che equivale ad una sconfitta. Nella vita questo ci capita quando spaventati dall’esito di quello che potrà accadere non prendiamo una posizione, non avanziamo, ci fermiamo, come i bambini mettiamo un piede in acqua e poi lo togliamo per paura di annegare, quando non abbiamo ancora neanche imparato a nuotare. Questo stallo può avere due ragioni, una come abbiamo visto è la paura di fallire, che spesso equivale alla paura di non rispettare un’ideale di perfezione che ci siamo prefissati, o che meglio, qualcuno ha prefissato per noi; l’altra ragione è la paura di vincere, quella che per usare una metafora è la paura di mangiare il pezzo. Mangiare il pezzo davanti a noi infatti comporta il superamento dell’ostacolo, e avanzare inevitabilmente significa lasciare una posizione sicura per trovarsi vulnerabili alla vita. Quante volte abbiamo paura di fare un passo in più non solo per la paura del fallimento che ci può attendere ma perché significa anche lasciare una situazione sicura che conosciamo? In questo modo però prima o poi ci arriverà lo scacco della paura che verrà a trovarci e ci troverà fermi, impreparati.
“Non mangiare il pezzo” equivale all’ essere mangiati da qualche altro pezzo. Nella vita infatti, se non facciamo noi una mossa, spesso la fa qualcun altro al nostro posto e il risultato quale può essere?
“Chi non ha un obiettivo è destinato a lavorare per l’obiettivo di un altro”
MOSSE VINCENTI
Spesso negli scacchi per fare una mossa vincente è necessario “sacrificare un pezzo”. Questo rappresenta psicologicamente un principio molto salutare; infatti se la scacchiera e la partita rappresentano il nostro problema, e i pezzi le varie nostre parti, i mezzi del giocatore, allora sembra implicito suggerire come mossa vincente il sacrificare qualche parte di noi. Come abbiamo visto, sacrificare una postazione sicura, vale a dire una nostra difesa, una nostra abitudine a pensare ed agire che ci tiene bloccati ci porta a qualcosa di nuovo, sacrifichiamo una parte di noi, è vero, ma questo ci permette di ottenere qualcosa di più grande e giusto per noi e la situazione che stiamo vivendo.
Non sono un esperto di scacchi, probabilmente si è capito, ma sono uno psicologo e quello che mi interessa come tale è fornire dei punti di vista diversi, delle immagini che possano aiutarvi a capire in che situazione vi trovate e come uscirne.
Sono sicuro che si potrebbe analizzare ogni pezzo degli scacchi ed ogni apertura o mossa e trovare un corrispettivo psicologico, ma questo non è interessante, o meglio non ci è utile. Quello che può essere utile è vedere cosa ci accade quando ci troviamo in determinate situazioni e come uscirne.
Abbiamo visto come il gioco degli scacchi rappresenti la partita con la nostra paura, o il nostro problema attuale, ed abbiamo capito come l’avventatezza porti a un rapido fallimento; allo stesso modo il fallimento arriva, ma arriva lentamente quando ci trinceriamo dietro le nostre più fortificate difese, dietro le scuse che ci raccontiamo e dietro le paure di fare delle nuove scelte o mosse.
Ciò che invece può essere vincente è vedere tutto questo, osservarlo in noi, in modo da non essere preda di questi meccanismi che scattano in maniera automatica, perché abitudinari ma allo stesso tempo disfunzionali. A volte i problemi ci appaiono tali perché ci richiedono un cambiamento, una nuova prospettiva, il lasciare una nostra vecchia identità, quello che credevamo di sapere di noi, per scoprire che in realtà siamo più grandi ed in grado di comprendere e superare quel problema. Basta solo non scappare, né bruciarsi in fretta, ma con lucidità e consapevolezza fare un passo dopo l’altro in modo da conquistare il centro della situazione, fino a sentirci più sicuri, una sicurezza nuova, data dal desiderio e dal coraggio e non dal rifugio in noi stessi.
A questo punto potremo anche scoprire di essere in grado di lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più, sacrificarlo alla causa, e renderci conto che in realtà il problema ora è molto più piccolo di quanto ci sembrava all’inizio. Potremo renderci conto che in realtà i pezzi che abbiamo spostato con coraggio ci hanno permesso di spostare e risolvere tutto il nostro problema.
“Io non sposto pedoni, sposto la scacchiera”
Buona partita.